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venerdì 10 giugno 2016

Nel Nome della Dea. Intervista di Sabrina Conti a Massimo Agostini che ci accompagna sulle tracce dell'Antica Religione Salone del Libro di Torino 2016


E' sempre estremamente complesso introdurre uno studioso della levatura di Massimo Agostini per svariati motivi; primo fra tutti i temi che affronta e in secondo luogo per il modo in cui li affronta. È altrettanto complesso presentare il suo ultimo libro senza svelarne i contenuti, la giornalista, Socia del Clan Italia, Sabrina Conti è riuscita in questa impresa nella sua intervista all'autore che si è svolta al Salone del libro di Torino.

Quello che maggiormente colpisce è la metafora del Viaggio, che è metafora della vita stessa ma anche del percorso iniziatico che ogni pellegrino compie sul sentiero della Conoscenza. Il libro infatti inizia proprio con il racconto del viaggio che Massimo compie in Scozia in compagnia di altri cercatori e questo è il libro che più di ogni altro scritto dall'autore racconta quello che lui personalmente ha trovato e si è portato a casa da questa esperienza.

Nell'intervista viene posto l'accento sulla tematica del Femminino Sacro, tema con cui l'autore aveva già avuto modo di confrontarsi in passato, ma che qui esplode in una manifestazione di profonda maturità e consapevolezza; stimolato dalle domande della giornalista Agostini ci racconta della Dualità, insita nell'essere umano, e del ruolo che, all'interno di questo confronto, svolge il Femminile appunto che un ruolo iniziatico.
Dalla parole dello stesso autore. “ la Dualità è il mistero che custodiamo all'interno di noi stessi, è quel sentire da un lato l'infinitezza del nostro essere e dall'altro il senso fisico della morte, che rappresenta ed esprime la nostra finitezza in quanto esseri umani.”
Gli individui fuggono dinnanzi alla morte, fuggono e si ritraggono i profani, ci fa notare Agostini, ma non gli iniziati.
Al dualismo appartengono anche il Maschie ed il Femminile che non sono forze o elementi contrapposti, ma le facce di una medesima medaglia: “la Donna è la sensibilità, potremmo dire, mentre l'Uomo è l'intelletto che serve a comprendere ciò con cui, attraverso la sensibilità, ovvero l'Anima, entriamo in contatto. L'una non può vivere senza l'altra.”

Nella meccanica della realizzazione il Femminile è la spinta all'azione, quella stessa azione che verrà messa in atto e pianificata dall'Intelletto, dall'elemento Maschile. In questo è racchiusa l'essenza della collaborazione tra i due elementi della dualità, e la natura della loro collaborazione l'autore ce la racconta ripercorrendo i miti in cui storicamente è stata racchiusa per poter essere tramandata.

Agostini ci fa notare come i Templi, elementi appartenenti al mondo materiale e che per antonomasia rappresentano i luoghi fisici del ricongiungimento ad un Essere Superiore, siano tutti dedicati ed intitolati ad una Dea; nella storia dell'Ordine del Tempio era Maria Maddalena, proprio perchè in essa risiedeva la chiave del ricongiungimento all'Uno. Questo è il valore iniziatico del Femminile, quel collegamento tra terra e cielo, tra il mondo del materiale e l'universo dello spirituale. Non a caso l'uomo ha usato la metafora della Torre, proprio perchè la torre meglio rappresenta, anche visivamente, quel punto di congiunzione tra cielo e terra; come la torre di Magdala perchè la Torre è l'Anima che permette, quando viene scalata, di avvicinarsi a Dio.
tratto da: 
http://clansinclairitalia.blogspot.it/2016/06/nel-nome-della-dea-intervista-di.html

 Nel Nome della Dea



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